Partenza e Arrivo sempre a Milano
Il Lombardia nasce per caso, da un evento curioso.
Per dare l’opportunità a Pierino Albini di una immediata rivincita nei confronti di Giovanni Cuniolo che si era aggiudicato al Trotter di Milano la Coppa del Re, La Gazzetta dello Sport organizzò il 12 novembre 1905 una nuova gara chiamata Giro di Lombardia che chiudeva la stagione delle corse.
La gara fu un successo organizzativo incredibile e si concluse con la vittoria di Giovanni Gerbi che all’epoca era uno degli atleti simbolo di uno sport in grande ascesa in termini di popolarità. In men che non si dica divenne un appuntamento immancabile, una tradizione da rispettare sempre e comunque, tanto da essere una delle poche gare a non essere stato interrotta neppure durante la Grande Guerra.
A scolpirne il mito ci hanno poi pensato le leggende di questo sport, il tris di Costante Girardengo (1919, 1921, 1922), il poker di Alfredo Binda (1925, 1926, 1927, 1931), e poi ancora il tris di Gino Bartali (1936, 1939, 1940) e il pokerissimo di Fausto Coppi (dal 1946 al 1949, e 1954).
Nel 1919 viene inserita nel percorso la salita verso la Madonna del Ghisallo, protettrice dei ciclisti, destinata a diventare il simbolo della Classica delle Foglie Morte.
Dalla sua nascita fino al 1960 la gara è sempre partita e si è sempre conclusa a Milano, alternando diversi luoghi iconici in giro per la città.
hall of fame
Il Campionissimo, non ha bisogno di grandi presentazioni. Per quasi 70 anni ha detenuto in solitaria il record di vittorie de Il Lombardia, cinque, di cui 4 ottenute consecutivamente. Ora a fargli compagnia c’è un certo Tadej Pogačar. Negli anni del secondo dopoguerra è stato il simbolo della ripartenza e della speranza, sportiva e umana. Nel 1946 si aggiudica il suo primo Giro di Lombardia attaccando sul cavalcavia della Ghisolfa, a Milano, e arrivando da solo al velodromo Vigorelli. Nel 1947 stacca Fiorenzo Magni a Valbrona e si sciroppa 59 km di fuga solitaria, terminando a braccia alzate all’Arena Civica di Milano. Nel 1948 rischia di non correrlo, perché squalificato per due mesi dopo i bisticci con Gino Bartali al Mondiale di Valkenburg. La squalifica viene però ridotta ad un mese e Coppi al Lombardia si supera, vola sul Ghisallo e parte da solo a 83 km dal traguardo, trovando il Vigorelli tutto in piedi ad applaudirlo. È però il successo del 1949 a farlo diventare “il Campionissimo”, perché prima del trionfo al Giro di Lombardia – con un altro assolo di 56 km – si era aggiudicato anche Giro d’Italia e Tour de France. Straordinario. Il quinto successo arriva a distanza di qualche anno, nel 1954, in quello che è stato il suo ultimo trionfo in una grande classica, e forse per questo particolarmente sentito e celebrato. Il 35enne Coppi non è il dominatore di qualche anno prima, attacca ma non riesce a fare la differenza, ma la vittoria arriva comunque in volata, davanti a Fiorenzo Magni.