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Dal Selvino al Ghisallo e a San Fermo della Battaglia: le salite de Il Lombardia 2026

30/09/2026

Non c’è Il Lombardia senza le salite. L’ultima Monumento dell’anno è anche la più dura, coi suoi 4600 metri di dislivello che ne fanno una vera e propria gara ad eliminazione. Gli scalatori possono sorridere anche quest’anno, perché in totale ci saranno 8 salite (9 si si considera anche l’innocuo strappo iniziale di Bocche del Gavarino), di difficoltà diverse, che accumulate una dopo l’altra renderanno la corsa estenuante.

La prima scalata è tanto cara ai bergamaschi, perché il Selvino è una vera e propria palestra per tutti gli appassionati orobici. Sono 10,1 km al 5,9%, con 19 tornati ognuno dei quali dedicato ai grandi nomi del ciclismo bergamasco, e potrebbe essere utile a far partire la prima fuga di giornata. Dopo il Colle di Berbenno (4,5 km al 6,3%) c’è Valpiana (10,1 km al 6,2%), che concluderà il blocco di salite bergamasche e ci proietterà verso la seconda metà di corsa.

La novità annuale arriva a circa 100 km dall’arrivo, quando i corridori si troveranno di fronte l’asperità di Giovenzana, tra la provincia di Lecco e la Brianza. Più precisamente, si tratta dell’esordio del versante da Santa Maria Hoè, attraverso Paù e Cagliano, per raggiungere la località di Giovenzana sul Colle Brianza. È una salita breve ma tutt’altro che secondaria: 3,6 chilometri al 9,2% di media, con un tratto di circa 750 metri al 14% e una punta del 16% nei pressi di Cagliano.

La corsa si farà però una volta entrati in zona comasca. Prima c’è la salita della Madonna del Ghisallo, il vero simbolo de Il Lombardia: dal 1919 ad oggi, ha sempre fatto parte del percorso, tranne nel 1987 a causa del tragico incidente aereo del volo Milano-Colonia avvenuto un paio di giorni prima della corsa, proprio in quella zona. In cima al valico, a testimoniare la simbiosi tra questo sport e questo luogo, ci sono il Santuario della Madonna del Ghisallo, proclamata Patrona dei Ciclisti, il Museo del ciclismo, con cimeli rari e prestigiosi di un secolo di storia della bicicletta, e il “Monumento al ciclista”. Tecnicamente, nel suo versante classico da Bellagio, misura 8,6 km e ha una pendenza media del 6,2%.

Qui cominceranno a muoversi i pezzi da novanta, ma la soluzione dell’enigma lo avremo solo negli ultimi 30 km, con la scalata del Civiglio posta in mezzo al doppio strappo di San Fermo della Battaglia. Entrambe le asperità sono state introdotte nel percorso della Classica delle Foglie Morte per la prima volta nel 2004 e quasi sempre hanno viaggiato assieme, venendo affrontate una dopo l’altra, anche se l’impostazione del 2026, col doppio San Fermo della Battaglia, si è vista solo nel 2022, quando Tadej Pogačar infilzò in volata Enric Mas.

Il Civiglio misura circa 4,2 chilometri al 9,7%, con punte del 14%: è breve, ripida e presenta un restringimento della carreggiata proprio nei pressi dello scollinamento. Qui Vincenzo Nibali costruì entrambi i suoi trionfi, nel 2015 e nel 2017, trasformando i tornanti della discesa nel terreno ideale per due delle azioni più spettacolari della sua carriera. Il San Fermo della Battaglia, invece, coi suoi 2,7 km al 7,2%, in quanto quasi sempre scelta come ultima asperità prima della picchiata su Como, è stata spesso il trampolino di lancio verso i grandi trionfi de Il Lombardia. E visto che quest’anno raddoppia… beh, lo spettacolo raddoppia.

 

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