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Dalla sua nascita fino al 1960 il Giro di Lombardia è sempre partito e si è sempre concluso a Milano, alternando diversi luoghi iconici in giro per la città. È il ciclismo dei pionieri, delle leggende e delle storie impossibili, ma è anche il periodo in cui la Classica delle Foglie Morte ha costruito il suo mito.
1926: Binda e le 28 uova
Nel 1926 Alfredo Binda trasformò il Giro di Lombardia in una prova quasi primordiale. Pioggia, fatica, strade difficili e un ritmo che disintegrò il gruppo: alla fine il campione di Cittiglio arrivò a Milano con 29’40” di vantaggio su Antonio Negrini. Di quella giornata è rimasta una storia diventata leggenda, raccontata dallo stesso Binda: le ventotto uova consumate tra la colazione e la corsa, carburante improbabile di una cavalcata lunga 251 chilometri.
Un dettaglio che oggi fa sorridere, ma che racconta perfettamente il ciclismo degli anni Venti, quando alimentazione, improvvisazione e resistenza fisica convivevano nella stessa incredibile impresa.
1956: la vittoria di Darrigade, la sconfitta di Coppi, il gesto della Dama Bianca
Il Giro di Lombardia 1956 è una delle grandi sconfitte romantiche di Fausto Coppi. Il Campionissimo, 37 anni e ormai nella fase finale della carriera, era andato in fuga con Diego Ronchini e sembrava potesse davvero ambire alla sua sesta vittoria nella Classica delle Foglie Morte.
A pochi chilometri dall’arrivo, però, su di loro rientrò un gruppetto e, secondo il racconto entrato nella leggenda e poi attribuito anche alla penna di Gianni Brera, a scuotere gli inseguitori sarebbe stato il celebre gesto dell’ombrello della Dama Bianca, Giulia Occhini, rivolto dal seguito corsa verso Fiorenzo Magni e gli altri inseguitori. La Dama Bianca fu il secondo amore di Coppi, un amore nato in clandestinità e che fece parlare tantissimo, osteggiato dalla Chiesa (entrambi erano sposati), dalla legge e dall’opinione pubblica.
Magni, punto nell’orgoglio da quel gesto di Giulia Occhini, cominciò quindi una rincorsa feroce per riportarsi sul Campionissimo, riuscendoci. Al Vigorelli, Coppi fu poi battuto dal francese André Darrigade e scoppiò in lacrime. Un pianto divenuto iconico, che sanciva la fine sportiva di un mito che, in realtà, non è mai finito.
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