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Punto e a capo

08/10/2022

Il Lombardia 2022 verrà ricordato perché come nessun’altra gara ha testimoniato il passaggio di consegne, la fine di un’era e l’inizio di un’altra per il ciclismo mondiale. Da una parte l’ennesimo trionfo di Tadej Pogačar, che aggiunge un altro alloro alla sua già formidabile carriera, fa doppietta al Lombardia e porta a quota 3 i suoi successi in classiche Monumento, dall’altra l’addio degli irriducibili Vincenzo Nibali e Alejandro Valverde.

Partiamo proprio dall’addio alle armi dello Squalo e dell’Imbatido, ovvero quel momento che nessun sperava di vivere e che invece, alla fine, è arrivato inevitabilmente: il caso ha voluto arrivasse lo stesso giorno, così da rendere la mazzata per gli appassionati di ciclismo ancora più poderosa. D’altronde insieme hanno quasi 200 vittorie tra i professionisti, hanno vinto praticamente tutto, e fino all’ultimo sono stati competitivi ai massimi livelli: Nibali ha chiuso 4° il Giro d’Italia a 37 anni, non va dimenticato, e Valverde oggi stesso era considerato tra gli outsiders e infatti ha chiuso 6°. Dalla partenza di Bergamo all’arrivo di Como le attenzioni maggiori erano per loro, i “Grazie” e i “Ci mancherai” era possibile sentirli ogni 200 metri. Don Alejandro si è portato dietro moglie e figli, è salito sul podio per prendersi l’ultimo applauso da corridore professionista e si è goduto fino all’ultimo la città di Como in versione autunnale, così come Nibali ha tenuto a ringraziare pubblicamente tutti coloro che gli hanno fatto sentire il loro affetto in questi mesi di ultime volte.

Come si suol dire, “chiusa una porta, si apre un portone”. E in questo caso calza a pennello, perché il portone risponde al nome di Tadej Pogačar, che una volta di più ha dimostrato il suo feeling con la Classica delle Foglie Morte. Partiva col N°1, tutti lo tenevano d’occhio e gli avversari non mancavano. Di fronte aveva gli spauracchi del suo 2022, Jonas Vingegaard e Enric Mas, ovvero coloro che quest’anno erano riusciti a batterlo. Il danese c’era riuscito al Tour de France, al termine di un epico duello, mentre lo spagnolo c’era riuscito più umilmente al Giro dell’Emilia la settimana scorsa, togliendoselo di ruota sul San Luca.

Così Tadej non ha voluto lasciare nulla al caso, ha ordinato alla squadra di tenere chiusa la corsa e non far partire nessuno e così è stato praticamente fino al Civiglio. Negli ultimi 20 km il gruppo dei favoriti era ancora forte di circa 30 unità: Davide Formolo ha aperto il gas, lo ha frantumato e ha apparecchiato la tavola al compagno sloveno. A quel punto Vingegaard era già staccato, complice un mal posizionamento in gruppo ma anche una condizione di forma non paragonabile a quella del rivale. Tadej ha attaccato come da copione e, come da copione, l’unico in grado di tenergli la ruota è stato Mas.

Poco male, in volata il capitano della UAE sapeva di essere più forte e non si è dannato l’anima per staccare lo spagnolo: Mas, dal canto suo, ci ha provato una, due, tre volte, ma Tadej non era quello del Giro dell’Emilia e non gli ha lasciato un metro. Neanche San Fermo della Battaglia li ha separati, così sul lungolago di Como si è arrivati in una volata a due. Mentre Pogačar vinceva, Valverde e Nibali chiudevano la carriera e chiudevano un’epoca.

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