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Il Lombardia raccontato in 5 salite: Ghisallo

04/08/2021

Sommità del Ghisallo durante Il Lombardia del 1939

Iniziamo questo racconto de Il Lombardia in cinque salite cominciando da quella più iconica, amata e universalmente nota: il Ghisallo.

Venne affrontato per la prima volta il 2 Novembre 1919, quando a inaugurarlo fu Costante Girardengo, che transitò in vetta con un quarto d’ora di vantaggio su Belloni e H.Suter.

Da allora è nata una sorta di simbiosi e soltanto in tre edizioni la “Classica delle foglie morte” non è transitata lassù, con il Ghisallo che ricambiava risultando spesso e volentieri decisivo, soprattutto fino agli anni Cinquanta in cui si presentava come ultima difficoltà.

Oltre al già citato Girardengo, tutti i grandi nomi del ciclismo sono transitati in cima per primi, accolti dal suono delle campane della chiesetta: Bottecchia (1923), Binda (1924-25-26-27), Bartali (1936-40), Coppi (1946-47-48-49-50), Kubler (1952), Defilippis (1958), Van Looy (1959), Baronchelli (1979), Chiappucci (1988), Rominger (1992) Basso (2004), Bettini (2005-06) e Nibali (2011).

È un luogo iconico, si diceva all’inizio, e non soltanto per meriti strettamente sportivi.

Lo è anche per almeno altri due motivi.

Il primo perché dal 1949 la Madonna del Ghisallo è stata consacrata Patrona dei Ciclisti Italiani da Papa Pio XII, che ha accolto la richiesta di Don Ermelindo Viganò, parroco di Magreglio e primo Rettore della chiesetta del Ghisallo, suffragata da molti corridori, fra cui Coppi e Bartali.

Tutti e tre ora sono ricordati da un busto di bronzo sul sagrato della chiesetta, assieme a quello di don Luigi Farina, storico rettore del Santuario del Ghisallo e di Alfredo Binda.

Il secondo perché dal 2006 ospita il Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo, fortemente voluto da Fiorenzo Magni e che ospita i cimeli dei più grandi interpreti di questo sport.

Come disse Sergio Zavoli il giorno dell’inaugurazione: “Idealmente rivive il mondo della bici da corsa, con uomini e gesta che l’hanno eletto a prova di come fatica e coraggio, dolore e gioia, sono natura e immagine del ciclismo”.

Ecco perché la storia de Il Lombardia raccontato in cinque salite non poteva proprio che iniziare da qui.

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