24 agosto 2017

Il Muro di Sormano: due chilometri da eroi del pedale

Se la salita del Ghisallo ha un suo fascino quasi mistico, il Muro di Sormano, l’asperità più ardua che dovranno affrontare i partecipanti alla Gran Fondo Il Lombardia di domenica 8 ottobre, è invece un’ascesa diabolica, di quelle che tagliano le gambe ed esauriscono il fiato.

Al termine della discesa del Ghisallo, la strada riprende a salire: si parte da Maglio (495 metri slm) e si arriva, dopo sette chilometri, alla Colma di Sormano, a quota 1124. Sono 629 metri di dislivello da superare senza sosta, con una pendenza media del 9%. Il vero muro è quello che dall’abitato di Sormano sale verso la vetta: poco meno di due chilometri, dove le pendenze raggiungono anche il 27%.

Quando nel 1960 Vincenzo Torriani decise di introdurre nel percorso del Giro di Lombardia una salita “in grado di fare la differenza”, non avrebbe potuto fare scelta migliore del Muro di Sormano. Ardua, talmente ardua che fu accantonata dopo tre edizioni perché – con le biciclette di quei tempi – molti professionisti erano costretti a scendere di sella per raggiungere lo scollinamento. Quarant’anni di oblio, poi nel 2012 il muro è tornato a mettere paura ai partecipanti alla Classica delle foglie morte.

Sul Muro di Sormano, in occasione della Gran Fondo Il Lombardia, l’8 ottobre si ritroveranno sicuramente molti degli amatori che si sono già misurati, da soli o in gruppo, sulle sue rampe. I migliori abitualmente riescono a percorrere la salita in una dozzina di minuti (il che significa procedere a una velocità tra i 7 e gli 8 km/h), ma i siti specializzati riportano anche performance al di sotto dei dieci minuti, che si avvicinano al record ufficiale di 9’ 02”, tempo fissato dallo spagnolo Joaquim Rodriguez, nel corso del Lombardia 2012.

Una curiosità: per incoraggiare gli scalatori che affrontano il muro, ogni metro di altitudine è dipinto in caratteri di grandi dimensioni sull’asfalto: è impressionante vedere il susseguirsi dei numeri che, ogni poche pedalate, annunciano l’ascesa.

Ma non sono solo le altitudini crescenti a far compagnia a chi affronta la salita verso la Colma di Sormano: chi ha la lucidità per leggere mentre pedala, può  trovare anche le citazioni di campioni del calibro di Gino Bartali. Ginettaccio fece ricorso alla sua consueta arguzia: «Un passista non ha alternative. Deve arrivare ai piedi del muro con almeno dieci minuti di vantaggio così poi, se lo fa a piedi impiegando un quarto d’ora di più di quelli che lo faranno in bici, arriverà in cima con cinque o sei minuti di ritardo e potrà ancora sperare».